Ricordare gli “uomini semplici”

Ricordare gli “uomini semplici”

Gli “uomini semplici” nella memoria collettiva

“Esistono personaggi che vengono consegnati alla Storia con tutta la loro personalità, le loro azioni, i loro difetti e virtù. Personaggi che hanno attraversato ed attraversano ancora la vita degli altri: ripetuti e riesumati, presi a modello positivo o rifiutati come modelli negativi, esaltati o umiliati, spesso a seconda delle ideologie politiche e degli “umori” di chi li ha criticamente interpretati.

Ma esistono anche personaggi che nessuno darà in consegna a quella Storia con la esse maiuscola in quanto le loro azioni non sono – o non sembrano essere – interessanti per il cosiddetto “mondo della evoluzione codificata dell’uomo”.

Semplici, “piccoli”, spesso umili, tali personaggi, quando non vengono rapidamente dimenticati, appartengono a quel particolare settore che possiamo definire “memoria collettiva”, quell’insieme cioè dei ricordi di un’esperienza vissuta o mitizzata da parte di una collettività della cui identità fa parte integrante il sentimento del passato.

Il fatto che in un paesino qualsiasi – ma chissà quanti altri luoghi del mondo – la gente  continui a ricordare determinate persone, a portare sulle loro tombe fiori e lumicini da decenni, non può che farci riflettere: la memoria collettiva non interessa e non investe solo i grandi avvenimenti, gli olocausti più o meno intensamente vissuti o ricordati, presenti in ogni era della nostra storia, ma anche i cosiddetti “uomini semplici” che in un determinato luogo hanno lasciato delle impronte così forti da far sì che il nome venga non solo ricordato da quelli che sono entrati in contatto con loro, ma addirittura tramandato da padre in figlio.”

Giuseppina Amodei, A mio padre, New Compton, 2007

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